ANANKE
( Ἀνάγκη )

 

Domenica. La cucina invasa da mille raggi di sole, quel sole che è sempre lo stesso, ma ogni volta è diverso.
Che si specchia su quelle pentole e quei fornelli da decine di anni, eppure,
trova sempre il modo di rendere i sapori e gli odori, intensi come mai ha fatto prima.
Quella luce, che corre tra quelle rughe, indossate con orgoglio e semplicità.
La semplicità, l’essenza, di tutte quelle cose immutabili ed eterne.

Quale sia il vero significato della fotografia, non l’ho mai cercato di sapere.
Non mi sono mai affannato a ricercarlo, proprio non mi interessa.
So soltanto che in un mondo pieno di immagini, un bel giorno di qualche anno fa, anch’io ho preso una scatoletta nera tra le mani, ci ho messo un occhio dentro ed ho iniziato ad afferrare immagini. Qua e lá.
In ogni luogo, in ogni situazione. E quasi subito, ho iniziato ed eliminare il colore.
Sentivo quasi il bisogno di eliminare ogni velo, ogni coperchio, ogni più piccola distrazione.
Di tornare alla sostanza di quelle tutte cose che forse io non avevo mai realmente osservato, per com’erano. Desideravo con tutto me stesso, e lo desidero tutt’ora, guardare il mondo con gli occhi timidi di una persona che per la prima volta si affaccia su di esso, e se ne innamora. Cerco di guardarlo, di studiarlo, di raccontarlo. Per come posso, per quello che riesco. E grazie a foto come queste mi meraviglio sempre di quanto straordinaria e potente sia, la forza della vita. L’importanza del tempo, la ricchezza di ogni attimo. L’eleganza maestosa, di ogni singola ruga. L’assenza di ogni trucco, di ogni distorsione, di ogni orpello. Silenzio.
In quell’istante c’è un volto. Un paio di occhi. Migliaia di momenti, di emozioni, di parole, si srotolano lì davanti, proprio come una matassa di lana che corre giù per una scala.
E tu davanti, con quella scatoletta nera di plastica e metallo e l’occhio dietro di questa, quasi ad osservare e nello stesso tempo per un attimo ripararti. Da tutto quel significato, che forse alcune volte è troppo, per l’uomo stesso. È nella sua natura non comprendere alcune cose, non farci caso. Come, ad esempio, capire che tutto ció che i suoi occhi distratti, indaffarati, tralasciano oggi, domani, sarà nient’altro che la sua storia.