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MADE FROM THE GROUND

 

Matera

Sono roccia che vive
nascosta nel silenzio di un cortile
o in bilico tra la notte ed il torrente
divorata dal vento, dal tempo incessante.
Sono polvere nell’aria
in quel soffio che svanisce in un secondo
tra le strade che si incrociano e si amano
ora su un tetto, ora su un piano.
Sono gli occhi del geco che non brillano
alla luce amaranto del mattino
o a quella del lampione più vicino
e mi tengo aggrappato a questi giorni
come le sue dita nel tufo sgretolato,
come le sue unghie nei suoi contorni.
Percorro gli anni, i momenti, i secondi
cercando solo dei punti saldi
che non siano nè diamanti per me, nè araldi
ma una foglia di fico che nasce
tra una crepa nel muro
e la vita che esce.
Sono l’anima che brucia sotto questa terra
che ad ogni passo risuona e trema,
come ci fosse sempre una guerra,
una guerra senza volti e cognomi
una processione sacra di rabbia e dolcezza
un mulo bendato dopo il raccolto
che in silenzio tra il grano strema.
Sono la luce dei pomeriggi di Marzo
la falce di sole che squarcia le chiese
e le case e le finestre, ed i volti
di chi ha vissuto qui, da sempre,
di chi nella vita ha amato, anche odiato
e lo ha fatto senza pretese.
Sono l’attesa che vive e respira
tra queste costole di roccia dura.
La jattura di chi è costretto
ad amare qualcosa,
magari qualcuno
per la vita intera.


 

Stamattina ero da solo per i vicoli della città. I vicoli che mi piacciono, quelli che da sempre mi porto dentro. Quelle strade soleggiate e silenziose, fatte soltanto di sole, che si distende sul tufo consumato dagli anni, da gatti randagi e panni stesi. Sono sempre lì, da centinaia di anni. Che se ci fai un po’ di attenzione, puoi notare che forse sono sempre gli stessi. Rettangoli di cotone bianco che profumano di tempo e di storie. Sono solo le mani che li lavano a cambiare. Mani rugose, sicure e mani giovani, acerbe. ‘In questa città posso ritrovare la misura delle cose’ scriveva Levi.
E il metro forse è proprio questo.
La semplicità di tutto quello che non passa mai. La bellezza, la potenza di tutte quelle cose vere e significanti. La straordinaria leggerezza del vento che si infiltra tra le pieghe del tufo, tra gli anfratti, come fossero rughe e pieghe di una pelle antica.


This morning I was alone through the lanes of the city. The lanes I love, the ones I always carry within. Those silent and sunny roads made of nothing but sun that lays down on rugged tuff, wild cats and hanging laundry. They are always there – since centuries. If you pay attention you might notice they’re always been the same and the same again.
Rectangles of white cotton smelling of time and stories. The only things that change are the hands that wash them. Wrinkled, safe hands and young, cheerful ones.
“In this town I can find again the real measure of things”, wrote Carlo Levi. Perhaps the meter is this.
The simplicity of all the things never go. The powerful beauty of all the meaningful, true things. The extraordinary lightness of the wind that gets through the tuff’s creases, the clefts, like they were wrinkles of an ancient skin.