ANARCHIA


La politica non c’entra.
Non il governo, non le leggi, almeno non quelle studiate, approvate, abolite e modificate.
Non c’entrano i partiti, i colori, gli stendardi, i trattati e i proclami.
Neanche le ideologie, gli isterismi, i movimenti, le morti,
i libri vecchi ingialliti idolatrati e tenuti stretti tra le mani. C’entra l’uomo, invece.
E c’entra il mondo moderno.
C’entrano le strade pulite, le architetture perfette,
le simmetrie asfissianti delle cose, dei vecchi palazzi eleganti, l’ordine esteriore che appare sugli schermi dei nostri televisori enormi e dei nostri cellulari minuscoli, che viene distrutto e spaccato dalla forza primordiale dell’imperfezione, dalla follia inconsapevole dell’uomo che rompe le regole solo per darsene delle altre – perché questa è la sua natura – , dal vizio silenzioso che ancora non conosciamo ma che mai smetteremo.
E’ la ricerca, forse, di qualche punto sfilacciato di una rete vecchia e consumata, da cui veder passare magari un branco di emozioni e sensazioni ancora troppo piccole e disobbedienti. La voglia di eccezioni, il desiderio di virgole fuori posto, di rossetti sbavati, di linee interrotte, di pensieri sgraziati, di figure disordinate e diverse, di telefoni rotti, di connessioni perse e applicazioni bloccate. Lo stupore di vedere poi, come tutto questo disordine, in realtà, è come le note sparse in un pentagramma, specialmente quelle bassissime o altissime, che sporgono un po’ fuori ma alla fine ne fanno sempre parte e presto torneranno tra le sue righe.
Sono solo attimi, frammenti.
‘L’anarchia è l’ordine senza il potere.’
Dicono che il grande potere dell’anarchia, sia proprio l’ordine.