The sense of return, the melancholy of a goodbye.
Life that starts again, the ‘life’ that many call normal.
The eyes are tired, flushed, and the saltiness on the skin, in the heart.
The acrid smell of a sunset still in the nostrils, the sweet taste of the almost finished sunscreens, of the tanning oils, exotic.
The tired cries of the coconut vendors on the beach, always the same, with the pale blue fridge bags.
The big embrace of the sea, like the embrace of the dearest of relatives that we see only at Christmas, tight in his colored sweater, and that the rest of the year we know, we miss a bit, but we can never call him. Thoughts and ideas for the coming year.
‘From September I start playing tennis’, ‘Tomorrow afternoon I’m ordering a new coffee machine’, ‘I’ve decided, I’m going to change jobs!’
‘I really have to tell him, as soon as I come back, that you can not go on like that any more.’
We leave them thus, free and delicate on the waves of the afternoon, which now seem to follow a lighter and well-defined course. It seems that everything has taken a right turn finally. From September we write in a new notebook, just bought.
And we will write some great things this time, you will see.
The buckets are rinsed, the luggage racks, the rear seats, the roofs of cars parked badly on the sidewalks. The last children who stubbornly escape into the water again chase each other back to their ears and their eyes full of tears. In the meantime, we listen to the sound of the sea that seems more and more distant, a memory, the most beautiful illusion. Beyond the trees, the camps play the usual songs, almost in a low voice now.
The empty pitches, the wind is now cooler and heavier.
The windows that close, the long pants.
The stones stolen in the bag, the receipts of the last ice creams.
‘Hello, have you arrived now?’
‘Yes, this year we start the holidays late.’
‘You? Are you coming back? ”
‘It was the last day at sea today.’


Ancora quattro passi, e lì dietro c’è il mare.
Ma devi fare in fretta.
Lo senti, il rumore che fa il tempo, quando sbatte sulla terra e avanza e ritorna, e strappa via briciole e granelli di sabbia.
Sembra solo un sibilo, da lontano, una nenia delicata:
il canto di una sirena. Un grido roco ed una sinfonia disperata, da vicino.
È’ così facile finire sugli scogli, che non te ne accorgi neanche.
Un millimetro alla volta, la vita scappa.
Ho preso la bici, oggi, quella con la ruota di dietro sgonfia e malandata. Ho cercato di fare più in fretta che potevo, giuro.
Ho cercato di arrivare prima che facesse buio.
C’è un foglio in un cassetto nella stanza chiusa in fondo al corridoio; mi dissero che un giorno, anzi una sera, una di quelle sere profumate d’estate, una sera di quelle umide che gli abiti si incollano sulla pelle, avremmo cenato tutti insieme seduti al tavolo lungo, nel giardino dietro la casa. Ce ne sarebbero voluti, di posti, per quella sera. Chissà se quel tavolo sarebbe bastato. E non so per quale motivo, avremmo cucinato qualcosa che non abbiamo mai mangiato, qualcosa che non ci appartiene. Chissà, se ci saremmo messi a ridere. E magari alla fine, avremmo tirato fuori dal frigo i peperoni fritti del pranzo.
Poso la bici al bordo della strada.
Le mie ciabatte cadono a pezzi. Mi volto, stanno costruendo nuove case vicino alla spiaggia. Un uomo sulla cinquantina strappa via un cartello ‘Vendesi’ di plastica rossa appeso ad un cancello.
Lo saluto, ha un falso accento del Nord.
Gli vorrei chiedere se dietro quella casa c’è ancora un canestro, senza la rete. E magari se appeso alla parete c’è un portachiavi arrugginito a forma di salvagente.
Troppo tardi, è già rientrato.
Penso che l’amore è più veloce del tempo, mentre ritorno.
E che il senso della vita stessa e di tutte le cose, è dietro quelle pareti e quei quattro muri sgretolati. È negli occhi delle persone che ci stanno accanto. È nei baci, è nelle carezze, è nelle parole, è nei ricordi. È anche, in un piccolo portachiavi a forma di salvagente. È tutto quello che ci è rimasto della nostra barca.
Alzo le gambe, prendo una discesa e faccio il cretino, non c’è nessuno per la strada per fortuna. Provo ad andare senza mani ma ondeggio fino quasi a cadere. Pedalo più forte.
Del sole è rimasta solo una piccola gobba, china sulla campagna in lontananza.
Dovrei arrivare prima di cena.

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